Istituto Comprensivo di Longiano

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Scuole: infanzia, primaria e secondaria di primo grado

Progetto TRACeD n. 2

Benvenuti al secondo numero della newsletter di TRACeD! La nostra newsletter mira a condividere informazioni sullo stato di avanzamento del progetto e sui prossimi passi per supportare giovani donne, insegnanti, genitori, autorità e professionisti che lavorano con le donne e le sopravvissute alla cyberviolenza.

Nell’ambito del progetto, e al fine di stabilire una base chiara e basata su prove sui bisogni formativi dei gruppi target in Grecia, Cipro, Italia e Slovenia, è stato progettato un piano di ricerca comprendente 80 interviste con bambini, adolescenti e studenti, oltre a 36 focus group con genitori, insegnanti e professionisti.

La conclusione principale di questa ricerca, svolta tra giugno e agosto 2022, è l’innegabile necessità di formazione di tutti i gruppi target, in particolare genitori, insegnanti e bambini.

Principali risultati della ricerca 

Bambini: l’analisi dei dati qualitativi mostra che i bambini non vengono formati nelle scuole sulla cyberviolenza e su come proteggersi. Molte partecipanti hanno paura delle critiche, nel caso in cui condividano episodi sessuali di violenza informatica con i loro genitori, amici o autorità pubbliche. I bambini esprimono anche frustrazione perché non sanno come aiutare i sopravvissuti alla cyberviolenza.

 

Genitori: i genitori sottolineano che proteggere i minori dalla cyberviolenza è una sfida, poiché i loro figli sono spesso più abili (rispetto a loro) nell’uso della tecnologia. Sebbene i genitori riconoscano la necessità di supervisionare l’attività online dei propri figli, l’uso dei parental control  varia. Alcuni genitori considerano le misure di  parental control dannose per il loro rapporto con i bambini. Tuttavia, la maggior parte dei genitori condivide di aver monitorato l’uso online dei propri figli almeno una volta.

 

Insegnanti: gli insegnanti condividono le loro preoccupazioni per il superamento della loro autorità, quando si tratta di aiutare gli studenti ad affrontare la cyberviolenza. Inoltre, esprimono la necessità di potenziare le proprie competenze digitali ed evidenziano l’inadeguatezza delle misure applicate all’interno delle scuole e la necessità di attuare linee guida e protocolli comuni.

 

Professionisti: i professionisti che lavorano con ragazze e giovani donne affermano che i servizi di consulenza specialistica per gli studenti dovrebbero essere integrati nelle scuole, per supportare i sopravvissuti a incidenti di cyberviolenza. Hanno anche condiviso le preoccupazioni sull’elevata prevalenza dell’impunità da parte delle autorità.

 

Conclusioni

  • La ricerca conferma il fatto che la cyberviolenza è un fenomeno emergente.
  • Il periodo di lockdown, imposto dalla pandemia di Covid19, ha contribuito al maggiore utilizzo della tecnologia e alla conseguente diffusione della cyberviolenza insieme a stereotipi di genere (es. oggettivazione del corpo femminile, denigrazione) e hate speech sessista.
  • Diverse opinioni sono espresse sull’adeguatezza del quadro giuridico e politico. Alcuni intervistati ritengono che sia adeguato, mentre altri lo affermano come cieco rispetto al genere e inefficace, quindi le autorità locali devono formare un quadro più solido quando rispondono agli incidenti di cyberviolenza.
  • I partecipanti hanno notato che il problema è la mancanza di risorse e know-how sufficienti; i servizi sociali sono gravati e il personale manca di esperienza e conoscenza.
  • È necessario che le scuole adottino un curriculum che comprenda l’educazione sessuale, il rispetto e l’identità di genere. Gli studenti attualmente non sono informati sui loro diritti, sui meccanismi di reclamo e sui servizi disponibili, in caso di incidenti di cyberviolenza.

 

Qual è il prossimo passo? Resta sintonizzato per conoscere i progressi e le attività del nostro progetto!